As one of the authors was a long time poster on this board (the respected and recently deceased Steffsapp) I would guess it is well researched and well worth reading. It is on my Christmas list.
 
It seems that Regia Marina seriously considered the conversion of the Impero's hull into an aircraft carrier, there is more than a single thesis since the existence of 1:200 scale model of the converted aircraft carrier currently displayed in Venice (Museo del Mare).
How effective would be such conversion?
It is the only question that worth doing now, we know that converted carriers were far to be optimal (one example for all the Shinano), I guess that the Impero carrier wouldn't be optimal as other ones.
This is the same line of thinking undertaken by Regia Marina when decided to convert Roma and Augustus ocean passengers liners into the Aquila and Sparviero.
Especially considering that the half-finished Impero's hull would require, maybe, less time to convert respect Roma and Augustus (especially the latter was never finished).
Or, also maybe, Regia Marina still considered to finish the Impero as battleship so it doesn't wanted to loose such possibility converting it into an aircraft carrier.
 
Are there in the book images of the proposed aircraft carrier conversion?
 
I will need to check my references, but I believe there were studies of carrier conversions for both Iowa-class and Alaska-class hulls to carriers.
 
Sorry if I re-opened an old thrad, but some of the information written in this book comes from the Campagnoli archive (Archivio Campagnoli) . The authors "thank Enrica Anna Campagnoli for making available the Campagnoli archives", but does anyone know where it is located?
 
I have brought the Sappino/Jabal's book kindle version, in the book is only mentioned as "Campagnoli Private Archive" but is not disclosed its location...
 
I found it in the facebook group Regia Marina - Royal Italian Navy:
The page in in italian language, an i put all its images. But I I had to retouch some images to make them look better


Tratto da WMS Storia Militare - Progetti Originali sono Ansaldo Ufficio Studi, le tavole di Stefano Sappino
"L’ambiziosa portaerei Impero
Lo sappiamo bene, noi Italiani, prima e durante la seconda guerra mondiale, non abbiamo mai visto di buon occhio le portarei, anzi, le abbiamo proprio schifate in favore della “portaerei naturale”, ovvero la nostra penisola. Basta pensare agli innumerevoli progetti scartati con questa scusa, alcuni esempi sono il progetto Rota e il recentemente riscoperto progetto Bonfiglietti. Occasioni bruciate a causa della credenza comune dell’epoca, che elevava le corazzate monocalibro a spina dorsale delle principali flotte mondiali; solo i piu’ lungimiranti avevano capito che l’epoca delle corazzate era destinata a tramontare prima del previsto.
Eravamo dei testoni, ma anche noi lo capimmo in seguito alla famigerata notte di Taranto, durante il secondo conflitto mondiale, dove una singola portaerei inglese insieme ai suoi 20 siluranti, riuscì a danneggiare quasi metà della nostra flotta. Da quel giorno, l’opinione del comando italiano cambiò rapidamente, riconoscendo il reale valore strategico delle portaerei e dell’aviazione all’interno della Marina. Sappiamo tutti cosa è successo dopo: venne ordinata la costruzione delle portaerei Aquila e Sparviero, modificando gli scafi dei transatlantici “Roma” e “Augustus”, ma entrambe non riuscirono mai ad entrare in servizio prima dell’armistizio del 43.
Quello che non tutti sanno, è che Aquila e Sparviero non furono le uniche due portaerei pensate dopo “la notte del giudizio”. Ci fu una idea, con un grande potenziale, che consisteva nel trasformare l’ultima delle 4 corazzate Littorio, l’Impero, in una grande e potente superportaerei italiana, un progetto innovativo pensato e disegnato, ma mai ufficializzato, sempre a causa dell’armistizio.
Lanciata nel 1938 e varata nel 1939, la corazzata Impero era in uno stato di allestimento troppo arretrato per l’inizio della guerra e la mancanza di risorse ne aveva reso il destino assai incerto. Fu nel 1941, che l’Ansaldo propose di trasformare la corazzata in una portaerei. La nave venne profondamente riprogettata su carta, sotto la guida dell’ingegnere Lino Campagnoli che si era ispirato alle portaerei giapponesi.
La nuova unità doveva avere una capacità di 80 aerei o superiore, molto probabilmente Reggiane 2005 e G55 aerosiluranti, ma quello che doveva rendere unica questa portaerei, non era l’incredibile capacità dell’hangar o la potente artiglieria, composta da 4 torrette trinate da 152mm(Le stesse della classe Littorio), ma la possibilità di diventare il primo vettore navale lancia missili della storia.
Tutto questo, sempre grazie al gigante industriale Ansaldo, che nel 1940 aveva deciso di finanziare e promuovere il sistema DAAC. (Dispositivo Anti Aereo Campini) Ideato da Secondo Campini, si trattava di un potente missile antiaereo teleguidato, già testato con successo nella Tripolitana, ma mai finanziato dagli enti statali a causa degli altissimi costi del progetto, improponibili in condizioni di guerra.
Campagnoli voleva trasformare l’Impero in una potente nave universale, permettendole di usare anche nuove e rivoluzionarie armi e il DAAC era un candidato perfetto, non solo perché si trattava di una formidabile arma anti aerea, ma anche perché era in grado di ricoprire il ruolo di arma anti-naviglio leggero/medio, con una capacità distruttiva uguale se non superiore ai colpi di 381mm delle corazzate Littorio, ma molto più precisi, facili da trasportare e con una gittata di gran lunga superiore.(Se considerata la distanza massima di tiro utile) Nel progetto della portaerei Impero, era presente un piccolo elevatore extra, adibito proprio al trasporto dei missili DAAC, lunghi ben 4 metri e pesanti 480kg. Se questo non vi basta, l’Impero era anche studiata per lanciare i Fieseler Fi 103 tedeschi, per il bombardamento costiero e navale, utilizzando le stesse catapulte degli aerei opportunamente modificate e con la presenza dei Jet blast deflector. L’utilizzo delle V-1 era stato pensato principalmente a scopo deterrente e per colpire le unità nemiche più grosse.
Il progetto proseguì anche dopo il 1943, nonostante la consapevolezza che non sarebbe mai stata realizzato.
I disegni della RN Impero post-1943 erano veramente interessanti e introducevano alcune migliorie interessanti ed innovative per l'epoca, tra cui un Hangar più spazioso, che permetteva di ampliare la capacità massima letteralmente appendendo gli aerei al soffitto(Un sistema simile era stato pensato anche per la RN Aquila), L'isola spostata 15 metri indietro verso la poppa, uno skyjump e la rimozione dei pezzi di artiglieria da 152 in favore di un maggiore armamento antiaereo.
Tuttavia, la costruzione della nave non andò più avanti a causa dei continui spostamenti e anche il sistema antiaereo di Campini divenne presto obsoleto. I Tedeschi, quando occuparono Trieste, non videro alcuna utilità nell’enorme scafo dell’Impero e se ne disinteressarono completamente finché non venne definitivamente affondato,nel 1945,da un bombardamento americano, decretando la fine definitiva di quella che doveva essere la più grande portaerei della storia Italiana.
Insomma, si trattava senza dubbio di progetto ambizioso, irrealizzabile durante un conflitto dalle conclusioni sempre più incerte, ma che getta una luce inaspettata sul nostro paese, che nel contesto della seconda guerra mondiale viene solitamente percepito come un “satellite tecnicamente arretrato della Germania”, visione semplificata e lontana dalla verità e il progetto Impero, insieme ai missili DAAC, ne sono un esempio. A livello tecnologico abbiamo avuto più occasioni per dimostrare la nostra professionalità e competenza, spesso frenata dalla debolezza organizzativa, dal nostro poco sviluppato sistema industriale e dall’inerzia dello stesso governo Mussolini.
Se volete saperne di più, consiglio la lettura di questi due libri da cui ho preso ispirazione:
-Aircraft Carrier Impero – Davide F.Jabes, Stefano Sappino
-La portaerei scomparsa del generale Bonfiglietti - Michele Cosentino, Filippo Bonfiglietti"
 

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